Labirinto per uno spettatore

Ieri ho assistito a uno spettacolo che mi ha colpita molto e che, nella nostra ricerca del Genius Loci, ci può aiutare a fare un passo avanti. Si tratta di Labirinto per uno Spettatore a cura di PROGETTO BROCKENHAUS, nell’ambito del Festival Caffeine di Piccoli Idilli.

Di labirinti abbiamo già avuto modo di parlare, recuperandone le origini mitologiche che ne mettono in luce il significato simbolico dello smarrirsi per poi ritrovarsi. Così il percorso labirintico risulta metaforico di una ricerca identitaria affascinante.

Tutto questo c’è in “Labirinto per uno spettatore” ma c’è anche molto di più. Realizzato all’interno di Villa Confalonieri (Merate, LC), rappresenta un perfetto esperimento site specific per vari motivi.

L’aspetto principale che fa rientrare a pieno titolo questo spettacolo, ben fatto, nella categoria dei “disvelatori di genius loci” è l’attenzione posta sull’esperienza sensoriale. Dichiarano gli autori nella scheda:

In una società in cui la vista, la velocità, i rumori monopolizzano le nostre esperienze e conoscenze: riprendere contatto con i nostri sensi ci consente di liberare il nostro immaginario dandoci l’occasione di incontrare noi stessi e gli altri in una dimensione poetica.

Particolarmente azzeccata l’idea di far iniziare il percorso bendati (nulla di più labirintico!) in modo da percepire il luogo dai suoi profumi e rumori. Anche nelle varie tappe l’aspetto sensoriale viene particolarmente curato. Così ci si ritroverà in una stanza “invasa” dal fieno, con le implicazioni simboliche che questo elemento può produrre nello spettatore.

Fil rouge di tutta l’esperienza una ricerca identitaria complessa e vivace, in cui ad un certo punto allo spettatore viene lanciata una richiesta di aiuto (alla quale devo confessare di essermi sottratta) da parte di una dama celata da uno specchio e da una tunica bianca che vorrebbe le venisse donato un volto. L’avrà poi trovato da sola?

Il labirinto di Ikariotico

Passiamo ora a In-boscati #4. Figina di Galbiate | Ikariotico:

Perciò Dedalo costruì per sé e per suo figlio due paia d’ali tessute di piume leggere; le attaccò con cera alle spalle e alle braccia di Icaro e se le fissò anch’egli al dorso, poi attese che i servi dormissero e rivoltosi al figliolo disse: «Seguimi Icaro»…
Il volo di Dedalo ed Icaro verso una ricercata libertà dal labirinto parte da lontano. Percorrere la loro vicenda significa ripercorrere le tracce di Teseo e di Arianna, seguendone il filo, giungere fino al centro, fino al Minotauro, e soltanto dopo poter uscire.
Il labirinto, simbolo del caos primordiale, è simile a un serpente arrotolato, a viscere, cervello, a quello stesso gomitolo rosso che Arianna, nei fatti regina di quell’intrico apparente, offre a Teseo – e con lui agli spettatori – la possibilità di percorrere il cammino dovuto, incontrare e affrontare il monstrum senza correre il pericolo di smarrirsi e, infine, ritrovarsi. Per una più piena consapevolezza di sé occorre entrarci, in quel labirinto che è anche il nostro, toccarne il cuore e uscirne.
Un viaggio fisico, mentale ed emotivo, fortemente intimo e sensoriale, che si nutre di quei boschi che saranno setting naturale.

Dal sito di Scarlattine Teatro

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