O Thiasos e un’idea di Teatro Natura

La rassegna “Il Giardino delle Esperidi” si è chiusa quest’anno con la presenza di una grande compagnia di Teatro nel paesaggio: O Thiasos TeatroNatura.

Che emozione!

Sabato 16 sono stata onorata dall’invito a prendere parte alla presentazione del libro TeatroNatura. Il teatro nel paesaggio di Sista Bramini e il progetto “Mila di Codra”. L’incontro è stato aperto da piccola ma entusiasmante performance di Sista, accompagnata dal violino di Camilla Dell’Agnola, che ha raccontato il mito di Atteone. Una scelta non casuale visto che tutto il racconto ha a che fare con il tema della visione e di un dis-velamento che costerà caro all’esperto cacciatore. Del resto la stessa parola “teatro” derivando dal greco teatron significa “luogo dello sguardo”.

Domenica 17, nei boschi sopra Mondonico è stata proposta agli spettatori, attenti e incuriositi, la performance Tempeste, trilogia della rinascita, che ha brillatemente esaltato tutte le componenti caratteristiche del Teatro nel paesaggio, dal canto alla danza, dal cammino silenzioso al dialogo con gli elementi naturali, confermando ancora una volta O Thiasos come una delle compagnie più interessanti in questo ambito.

Non potendo in questo articolo approfondire tutti gli aspetti della performance vorrei soffermarmi sulla narrazione del mito che è al centro della ricerca di Sista Bramini da oltre quindici anni. Nel caso di Tempeste si parla di catastrofi e rinascite che segnano l’esperienza umana e l’evoluzione collettiva.

Il racconto mitologico ci riporta all’antichità classica greca in cui il teatro era, anche architettonicamente, in continuo dialogo con il paesaggio.

Nell’Ebook che dà il titolo a questo blog, c’è un passaggio molto importante che parla dell’esperienza di O Thiasos a cominciare dal nome che esprime la dimensione rituale all’origine del teatro e si riferisce a un gruppo di persone in contatto con le forze naturali.

Al mondo classico dobbiamo anche concetto stesso di genius legato a una concezione secondo la quale la natura infonde nell’artista il proprio ingenium […] (Milani, 2001).

Se Schiller si rammaricava «per il fatto che gli uomini abbiano perso la percezione estetica e poetica della realtà, che bene era invece incarnata dagli antichi dei della Grecia, cui Schiller stesso dedica un famoso poema (Gli dei della Grecia)» (Hadot, 2006), possiamo dire che il teatro di O Thiasos e, in partcolare una performance come quella alla quale abbiamo assistito domenica scorsa, tenta proprio di operare un riavvicinamento tra percezione profonda e natura.

Mi piace concludere con una frase di Sista Bramini, contenuta nell’interessantissimo libro TeatroNatura:

Il mito è paesaggio, è della stessa sostanza di cui è fatta la roccia, la nuvola, il battito del cuore di una lepre in fuga, l’apparire nel bosco del cervo, il tornare in sogno dei morti. In nessun popolo mancano i narratori e le storie, perchè il raccontare è un istinto umano, una necessità della nostra struttura biologica e cerebrale, un formidabile indizio che ci rivela l’identità tra natura e cultura che ci hanno insegnato a negare (Gottschall, 2012).

Per approfondire scarica l’ebook “Il Genius Loci svelato. Percorso dall’architettura alla performace site specific” disponibile su questo sito.

In-boscati, il cammino dello sguardo

Nel solco del teatro nel paesaggio, In-boscati è un progetto artistico site specific, capace di generare performance che siano fortemente radicate al territorio in cui nascono e vengono presentate.

Intendiamo radicate non nel senso dell’essere ancorate, ma nelle accezione più vive e vitali dell’offrire nutrimento, del tenere più che del trattenere. Perché quelle le performance vivono della (nella) relazione con il luogo in cui sono agite e con gli spett-attori che coinvolgono e di cui schiudono sensi e immaginario.

SCHEDA DEL PROGETTO dal sito della Compagnia Scarlattine Teatro

Tappe realizzate finora:

  • In-Boscati #1. Campsirago | Il cammino dello sguardo [link]
  • In-Boscati #2. Hanko | The Siren [link]
  • In-boscati #3. Campsirago | Fuochi [link]
  • In-boscati #4. Figina di Galbiate | Ikariotico [link]

 

L’arte contemporanea nella performance

Il dialogo con l’arte contemporanea è una caratteristica fondante della performance site-specific ed è presente anche nel progetto In-boscati e in tutta l’attività di Scarlattine Teatro.

In particolare, è interessante analizzare la relazione tra In-boscati e il lavoro di una brillante artista come Anna Turina.

Nelle gallerie fotografiche successive alcune delle sue opere per la performance di Scarlattine Teatro.

In-Boscati #1. Campsirago | Il cammino dello sguardo

This slideshow requires JavaScript.

In-Boscati #2. Hanko | The Siren

This slideshow requires JavaScript.

In-boscati #3. Campsirago | Fuochi

This slideshow requires JavaScript.

In-boscati #4. Figina di Galbiate | Ikariotico

This slideshow requires JavaScript.

Da mappa a itinerario. Descrivere la performance

Quando una persona si muove dentro uno spazio architettonico crea delle vedute specifiche di questo luogo e al contempo realizza un assemblaggio fisico e psichico. Proprio come accade allo spettatore cinematografico quando associa le sequenze e traccia un itinerario accostando o contrapponendo le diverse situazioni. In maniera virtuale lo spettatore opera mentalmente come il visitatore.

Giorgi, E. (Intervista a Giuliana Bruno) “Racconti in superficie”, Domus, 14 giugno 2013, Roma

[…] Se l’ipertestualità diventa caratteristica fondante del luogo, più che la spazialità, per darne una rappresentazione «il modello non è più la mappa ma l’itinerario, una frammentaria sequenza di eventi e azioni attraverso gli spazi per una narrazione nomade, in cui il percorso è articolato dal movimento dell’artista» (Kwon, 2002).

Come nel modello di movimento proprio del cyberspazio e di Internet, strutturato come un’esperienza di transito, una cosa dopo l’altra, non in simultanea, questa trasformazione “testualizza” spazi e “spazializza” discorsi (ibid.).

Nel testo di Birch e Tompkins si distinguono tre possibili “stati” di un luogo: come sito geografico (nozione assimilabile a quella di “sito in senso letterale” di Meyer), come teatro di avvenimenti storici, come location di performance. E anche qui viene rilevato come «la descrizione di quest’ultima tipologia non possa avvenire con una mappa o un compasso» (Birch e Tompkins, 2012).

Ecco la mappa, a metà tra luogo e rappresentazione, messa a punto da Jacopo Colombo e Nina Losi per lo spettacolo In-boscati.

Mappa di In-boscati a cura di Jacopo Colombo e Nina Losi

Le eterotopie di Michel Foucault

Eterotopia è un termine coniato dal filosofo francese Michel Foucault per indicare «quegli spazi che hanno la particolare caratteristica di essere connessi a tutti gli altri spazi, ma in modo tale da sospendere, neutralizzare o invertire l’insieme dei rapporti che essi stessi designano, riflettono o rispecchiano».
Eterotopico è, per esempio, lo specchio, in cui ci vediamo dove non siamo, in uno spazio irreale che si apre virtualmente dietro la superficie ma che, al contempo, è un posto assolutamente reale, connesso a tutto lo spazio che lo circonda. Un altro esempio di eterotopo è il cimitero, unione/separazione simbolica della città dei vivi e dei morti, «l’altra città in cui ogni famiglia possiede la sua nera dimora». Come sono eterotopie teatri, cinema, treni, giardini, collegi, camere d’albergo, manicomi, prigioni…

Eterotopia (filosofia).” Wikipedia, L’enciclopedia libera.

Michel Foucault ebbe a dire che:

Non si vive in uno spazio neutro e bianco; non si vive, non si muore, non si ama nel rettangolo di un foglio di carta. Si vive, si muore, si ama in uno spazio quadrettato, ritagliato, variegato, con zone luminose e zone buie, dislivelli, scalini, avvallamenti e gibbosità, con alcune regioni dure, e altre friabili, penetrabili, porose.

Ma alla luce della nostra riflessione, e in modo particolare in riferimento ad In-boscati, si può affermare che anche il teatro non avviene più «nel rettangolo di un foglio di carta» ma «in uno spazio quadrettato, ritagliato, variegato».