In-boscati, il cammino dello sguardo

Nel solco del teatro nel paesaggio, In-boscati è un progetto artistico site specific, capace di generare performance che siano fortemente radicate al territorio in cui nascono e vengono presentate.

Intendiamo radicate non nel senso dell’essere ancorate, ma nelle accezione più vive e vitali dell’offrire nutrimento, del tenere più che del trattenere. Perché quelle le performance vivono della (nella) relazione con il luogo in cui sono agite e con gli spett-attori che coinvolgono e di cui schiudono sensi e immaginario.

SCHEDA DEL PROGETTO dal sito della Compagnia Scarlattine Teatro

Tappe realizzate finora:

  • In-Boscati #1. Campsirago | Il cammino dello sguardo [link]
  • In-Boscati #2. Hanko | The Siren [link]
  • In-boscati #3. Campsirago | Fuochi [link]
  • In-boscati #4. Figina di Galbiate | Ikariotico [link]

 

Advertisements

L’arte contemporanea nella performance

Il dialogo con l’arte contemporanea è una caratteristica fondante della performance site-specific ed è presente anche nel progetto In-boscati e in tutta l’attività di Scarlattine Teatro.

In particolare, è interessante analizzare la relazione tra In-boscati e il lavoro di una brillante artista come Anna Turina.

Nelle gallerie fotografiche successive alcune delle sue opere per la performance di Scarlattine Teatro.

In-Boscati #1. Campsirago | Il cammino dello sguardo

This slideshow requires JavaScript.

In-Boscati #2. Hanko | The Siren

This slideshow requires JavaScript.

In-boscati #3. Campsirago | Fuochi

This slideshow requires JavaScript.

In-boscati #4. Figina di Galbiate | Ikariotico

This slideshow requires JavaScript.

Da mappa a itinerario. Descrivere la performance

Quando una persona si muove dentro uno spazio architettonico crea delle vedute specifiche di questo luogo e al contempo realizza un assemblaggio fisico e psichico. Proprio come accade allo spettatore cinematografico quando associa le sequenze e traccia un itinerario accostando o contrapponendo le diverse situazioni. In maniera virtuale lo spettatore opera mentalmente come il visitatore.

Giorgi, E. (Intervista a Giuliana Bruno) “Racconti in superficie”, Domus, 14 giugno 2013, Roma

[…] Se l’ipertestualità diventa caratteristica fondante del luogo, più che la spazialità, per darne una rappresentazione «il modello non è più la mappa ma l’itinerario, una frammentaria sequenza di eventi e azioni attraverso gli spazi per una narrazione nomade, in cui il percorso è articolato dal movimento dell’artista» (Kwon, 2002).

Come nel modello di movimento proprio del cyberspazio e di Internet, strutturato come un’esperienza di transito, una cosa dopo l’altra, non in simultanea, questa trasformazione “testualizza” spazi e “spazializza” discorsi (ibid.).

Nel testo di Birch e Tompkins si distinguono tre possibili “stati” di un luogo: come sito geografico (nozione assimilabile a quella di “sito in senso letterale” di Meyer), come teatro di avvenimenti storici, come location di performance. E anche qui viene rilevato come «la descrizione di quest’ultima tipologia non possa avvenire con una mappa o un compasso» (Birch e Tompkins, 2012).

Ecco la mappa, a metà tra luogo e rappresentazione, messa a punto da Jacopo Colombo e Nina Losi per lo spettacolo In-boscati.

Mappa di In-boscati a cura di Jacopo Colombo e Nina Losi

Le eterotopie di Michel Foucault

Eterotopia è un termine coniato dal filosofo francese Michel Foucault per indicare «quegli spazi che hanno la particolare caratteristica di essere connessi a tutti gli altri spazi, ma in modo tale da sospendere, neutralizzare o invertire l’insieme dei rapporti che essi stessi designano, riflettono o rispecchiano».
Eterotopico è, per esempio, lo specchio, in cui ci vediamo dove non siamo, in uno spazio irreale che si apre virtualmente dietro la superficie ma che, al contempo, è un posto assolutamente reale, connesso a tutto lo spazio che lo circonda. Un altro esempio di eterotopo è il cimitero, unione/separazione simbolica della città dei vivi e dei morti, «l’altra città in cui ogni famiglia possiede la sua nera dimora». Come sono eterotopie teatri, cinema, treni, giardini, collegi, camere d’albergo, manicomi, prigioni…

Eterotopia (filosofia).” Wikipedia, L’enciclopedia libera.

Michel Foucault ebbe a dire che:

Non si vive in uno spazio neutro e bianco; non si vive, non si muore, non si ama nel rettangolo di un foglio di carta. Si vive, si muore, si ama in uno spazio quadrettato, ritagliato, variegato, con zone luminose e zone buie, dislivelli, scalini, avvallamenti e gibbosità, con alcune regioni dure, e altre friabili, penetrabili, porose.

Ma alla luce della nostra riflessione, e in modo particolare in riferimento ad In-boscati, si può affermare che anche il teatro non avviene più «nel rettangolo di un foglio di carta» ma «in uno spazio quadrettato, ritagliato, variegato».

Il cammino notturno

Afferma Sista Bramini, nell’articolo “L’erranza in O Thiasos: pratiche del camminare“:

È bello muoversi tra gli alberi e i campi alla luce della luna, scoprire che la notte non è affatto scura e che, appena gli occhi si abituano, tutto è molto più visibile di quanto sembra; le orecchie si aprono con una qualità d’ascolto che di giorno non conoscono, i suoni entrano più dentro e sono diversi da quelli diurni: il mondo attraversato, sia pur lo stesso di quello diurno, è tutto un altro. Ma c’è ancora un altro camminare di notte: ci sono i boschi fitti senza luna né alcuna luce, c’è un camminare nel buio quasi totale. Più volte ho dovuto ammettere con stupore che pochissime cose sono più appaganti che camminare nella natura nelle notti senza luna, da sola o alla testa di un piccolo gruppo silenzioso: camminare senza fermarsi, entrando in un ritmo fluido e silente.

In-boscati #3. Campsirago | Fuochi è ispirato al libro “La luna e i falò” di Cesare Pavese ed è finalizzato a una riflessione sulla percezione del bosco di notte e dell’elemento fuoco.

This slideshow requires JavaScript.