Aptico

Se si cerca sui dizionari oggi in commercio la parola “aptico”, non la si trova, o almeno non in tutti. Eppure il termine indica qualcosa di fondamentale nell’azione del toccare. L’etimo della parola è “tocco”; Haptikos il termine greco da cui deriva. Indica la capacità di “venire in contatto con qualcosa”.

Così inizia un interessante post su Doppiozero, che tratta un argomento molto affascinante.

Sono entrata in contatto con il concetto di “materia aptica”, indagando i legami tra cinema e architettura e trovando illuminante la riflessione di Giuliana Bruno che mette in discussione l’assunto secondo il quale si tratti fondamentalmente di campi della percezione visiva. La fruizione di spazi architettonici e prodotti cinematografici è, secondo lei,  un’esperienza essenzialmente tattile e questo ne ribalta la tradizionale classificazione in “mezzi visivi”.

In quanto funzione della pelle, l’aptico, derivato dal tatto, costituisce dunque il mutuo contatto tra noi e l’ambiente.

da Il Genius Loci Svelato

Citando da un altro articolo apparso su Doppiozero e dedicato alla mostra su Kandinskij al MUDEC:

Lo sguardo del pittore è una maniera di guardare che, come dire, accarezza le cose per poterne riprodurre o modificare le qualità visive, forme e colori appunto. All’opposto il richiamo a una necessità interiore si sottrae al conoscere, diventa emotiva ed evocativa, e rivela nel contempo la condivisione teorica e l’influsso di Rudolf Steiner, di Marianne von Werefkin e di Wilhelm Ostwald, di quella corrente di gnosticismo messianico che agli inizi del Novecento prevaleva nell’ambiente culturale dell’avanguardia monacense (cfr. Stefano Poggi, L’anima e il cristallo. Alle radici dell’arte astratta, Il Mulino 2014), dentro la quale Kandinskij rielabora le sue fonti visive mescolando osservazioni fenomenologiche e derive mistiche.

Carte du pays de tendre

Carte du tendre

Carte de Tendre [wikipedia]

Con il riferimento a questa mappa, che illustrando un paesaggio multiforme indica la via che porta alle “terre della tenerezza”, si apre l’opera, intitolata “Atlante delle emozioni”, di Giuliana Bruno, Professor of Visual and Environmental Studies presso l’Università di Harvard.

Sottolinea la Bruno che:

Nel suo tracciato, frutto di un viaggio amoroso, il mondo esterno esprime un paesaggio interiore. Le emozioni assumono la forma di una topografia mobile. Attraversare quel territorio significa immergersi nel flusso e riflusso di una psicogeografia personale e tuttavia sociale (Bruno, 2006, p. 3).

La Carte du pays de tendre è per la ricercatrice statunitense una sorta di carta nautica per il suo tentativo di tracciare una mappa della storia culturale delle arti spazio-visive, esplorando la «relazione tra cinema e altri campi visivi, “modellando” in particolare il suo rapporto con l’architettura» (ibid.).