E se i borghi diventassero parlanti?

Mi è tornato in mente, assistendo alla presentazione del progetto Aneddoti dedicato ad alcune frazioni di Olgiate Molgora, un passaggio di Giuliana Bruno, già citato dal suo “Geografia delle emozioni”:

… il mondo esterno esprime un paesaggio interiore. Le emozioni assumono la forma di una topografia mobile. Attraversare quel territorio significa immergersi nel flusso e riflusso di una psicogeografia personale e tuttavia sociale (Bruno, 2006, p. 3).

L’impresa portata ormai quasi a termine dalla Cooperativa BRIG mi sembra proprio affine a quella psicogeografia di cui parla la Bruno in cui le emozioni, in questo caso di una comunità, vanno a costruire una geografia.

Rinunciando, intelligentemente, a tracciare mappe di questa psicogeografia, i professionisti che hanno curato il progetto hanno forse trovato una via di accesso a un Genius Loci laddove testimonianze e ricordi descrivono in luoghi che esistono ancora un mondo che non esiste più, o che forse per il solo essere ricordato è più vivo che mai e rappresenta appunto l’anima di quei luoghi.

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