“E incontrammo Jerzy Grotowski”

Jerzy Grotowski (1933-1999)

Nel 1979, il vignettista e scrittore Alfredo Chiappori, residente a Lecco, organizzò la prima realizzazione nell’Europa Occidentale de “L’Albero delle genti” di Jerzy Grotowski[1], a cui presero parte sia il regista polacco che la sua compagnia di 7 elementi, tra cui anche Riszard Cieslak.

L’Albero delle Genti fu proposto in un momento molto dinamico e fecondo per il teatro nella città di Lecco. Alla guida del Teatro Sociale vi erano, oltre ad Alfredo Chiappori, Renzo Vescovi e Benvenuto Cuminetti e diverse figure di spicco del cosiddetto Terzo Teatro passarono da qui alla fine degli anni Settanta: Eugenio Barba e l’Odin Teatret, l’attore di Peter Brook, Yoshi Oida, Yves Lebreton, i clown Colombaioni e molti altri. Da quella Stagione, molto coinvolgente per i giovani, nacquero 6 Compagnie, di cui oggi è ancora attiva Teatro Invito[3].

L’evento ebbe luogo presso l’Eremo di Monte Barro (Comune di Galbiate, LC); qui un gruppo di

Lo scrittore e vignettista Alfredo Chiappori

circa una ventina di partecipanti si ritirò per tre giorni e tre notti vivendo un’esperienza che può essere parzialmente spiegata dalle parole di Simone Locatelli sul para-teatro di Grotowski.

I partecipanti, fossero spettatori o “guide”, nel corso dell’azione che non aveva orari e poteva realizzarsi di giorno o di notte, si relazionavano tra loro in silenzio spesso suddivisi in piccoli gruppi, solo attraverso la loro corporeità e sperimentando un tema, poi ricorrente in molta della successiva ricerca del Teatro nella Natura, ovvero il cosiddetto “ampliamento percettivo”:

Tutti i registri espressivi utilizzati, come il racconto[5], il canto, la musica, l’immaginario poetico e la perfomance attorica, sono orientati a questo connettere l’azione simbolica con il paesaggio e l’ambiente circostante. Risuona fortemente in alcune esperienze (O Thiasos TeatroNatura) la sensibilità simbolista verso la percezione sinestetica del reale; ci si muove comunque oggi, generalmente, oltre la ricerca di un suggestivo sfondo per l’azione teatrale, e invece verso una intensificazione percettiva dell’ambiente, a un doppio livello: nella sua metaforicità ma anche nella sua matericità (Gandolfi, 2013).

Riguardo a questo ultimo aspetto Alfredo Chiappori usa l’immagine evocativa di «doppio fiato», con particolare riferimento al cammino notturno nel bosco.


[1] L’evento è citato nella biografia ufficiale disponibile all’indirizzo: http://www.alfredochiappori.it/biografia.htm (consultato in data 17.01.2014) ed è stato possibile approfondirne i contenuti in una conversazione con Alfredo Chiappori (Lecco, 15.01.2014)

[3] Il racconto di quegli anni mi è stato trasmesso da Luca Radaelli, direttore artistico della Compagnia Teatro Invito di Lecco, che ha partecipato direttamente all’Albero delle Genti di Grotowski nel 1979

[5] A proposito del racconto, come già ampiamente approfondito nel terzo capitolo e come ha avuto modo di sottolineare anche Luca Radaelli, esso era “contestato” dal teatro di avanguardia, come dal Terzo Teatro, opponendo al teatro del testo il teatro del corpo. “La narrazione” tornerà solo alla fine degli anni 80

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