Aptico

Se si cerca sui dizionari oggi in commercio la parola “aptico”, non la si trova, o almeno non in tutti. Eppure il termine indica qualcosa di fondamentale nell’azione del toccare. L’etimo della parola è “tocco”; Haptikos il termine greco da cui deriva. Indica la capacità di “venire in contatto con qualcosa”.

Così inizia un interessante post su Doppiozero, che tratta un argomento molto affascinante.

Sono entrata in contatto con il concetto di “materia aptica”, indagando i legami tra cinema e architettura e trovando illuminante la riflessione di Giuliana Bruno che mette in discussione l’assunto secondo il quale si tratti fondamentalmente di campi della percezione visiva. La fruizione di spazi architettonici e prodotti cinematografici è, secondo lei,  un’esperienza essenzialmente tattile e questo ne ribalta la tradizionale classificazione in “mezzi visivi”.

In quanto funzione della pelle, l’aptico, derivato dal tatto, costituisce dunque il mutuo contatto tra noi e l’ambiente.

da Il Genius Loci Svelato

Citando da un altro articolo apparso su Doppiozero e dedicato alla mostra su Kandinskij al MUDEC:

Lo sguardo del pittore è una maniera di guardare che, come dire, accarezza le cose per poterne riprodurre o modificare le qualità visive, forme e colori appunto. All’opposto il richiamo a una necessità interiore si sottrae al conoscere, diventa emotiva ed evocativa, e rivela nel contempo la condivisione teorica e l’influsso di Rudolf Steiner, di Marianne von Werefkin e di Wilhelm Ostwald, di quella corrente di gnosticismo messianico che agli inizi del Novecento prevaleva nell’ambiente culturale dell’avanguardia monacense (cfr. Stefano Poggi, L’anima e il cristallo. Alle radici dell’arte astratta, Il Mulino 2014), dentro la quale Kandinskij rielabora le sue fonti visive mescolando osservazioni fenomenologiche e derive mistiche.

Portoghesi: quando l’architettura interpreta le valenze del luogo

andreis

Vorrei condividere questo bellissimo dialogo con Paolo Portoghesi, all’interno della trasmissione RAI “Magazzini Einstein”. Molti i temi toccati, ma particolarmente interessante la riflessione su architettura, luoghi e natura.

http://www.arte.rai.it/embed/uno-sguardo-su-paolo-portoghesi/23723/default.aspx

Le architetture di oggi sono quasi sempre indifferenti al luogo oppure tengono conto dell’intorno che non è la stessa cosa. Per me il rapporto con il luogo è un ascoltare il luogo e mettersi in sintonia con il luogo quasi fosse una persona, il genius loci.

MappaNapoli

Scalinata del Palazzo dello Spagnuolo – Rione Sanità Napoli


Su Repubblica di ieri l’appassionante storia del prof. Ferraro, napoletano impegnato da molti anni in una faraonica opera di mappatura della sua città.

Nove volumi di questo suo Napoli. Atlante della città storica. sono già stati pubblicati ma è in arrivo il decimo dedicato a Posillipo.

In trent’anni, aiutato anche dai tanti studenti che sono passati dal suo corso di Progettazione Architettonica, ha svolto un lavoro documentale prezioso, raccogliendo saggi di firme illustri e soprattutto mappe; mappe di ogni edificio, di ogni cortile, di chiese, monasteri, di stabilimenti produttivi.

Questa minuziosa cartografia, riportò alla luce un chiostro che si pensava distrutto dalle sovrastanti costruzioni e fu fondamentale in alcuni momenti per la pianificazione urbanistica della città, intenzionata a far dimenticare l’epoca del film di Rosi “Le mani sulla città”. 

Possiamo dire che Ferraro, calandosi da finestrelle, esplorando sotterranei e locali caldaia, con la sua matita in mano, le abbia messe veramente le sue mani sulla città ma per un motivo nobile e dimostrando grande amore per la sua Napoli.

Da leggere: MappaNapoli, la magnifica ossessione del Professore, La Repubblica, 22.12.2016

O Thiasos e un’idea di Teatro Natura

La rassegna “Il Giardino delle Esperidi” si è chiusa quest’anno con la presenza di una grande compagnia di Teatro nel paesaggio: O Thiasos TeatroNatura.

Che emozione!

Sabato 16 sono stata onorata dall’invito a prendere parte alla presentazione del libro TeatroNatura. Il teatro nel paesaggio di Sista Bramini e il progetto “Mila di Codra”. L’incontro è stato aperto da piccola ma entusiasmante performance di Sista, accompagnata dal violino di Camilla Dell’Agnola, che ha raccontato il mito di Atteone. Una scelta non casuale visto che tutto il racconto ha a che fare con il tema della visione e di un dis-velamento che costerà caro all’esperto cacciatore. Del resto la stessa parola “teatro” derivando dal greco teatron significa “luogo dello sguardo”.

Domenica 17, nei boschi sopra Mondonico è stata proposta agli spettatori, attenti e incuriositi, la performance Tempeste, trilogia della rinascita, che ha brillatemente esaltato tutte le componenti caratteristiche del Teatro nel paesaggio, dal canto alla danza, dal cammino silenzioso al dialogo con gli elementi naturali, confermando ancora una volta O Thiasos come una delle compagnie più interessanti in questo ambito.

Non potendo in questo articolo approfondire tutti gli aspetti della performance vorrei soffermarmi sulla narrazione del mito che è al centro della ricerca di Sista Bramini da oltre quindici anni. Nel caso di Tempeste si parla di catastrofi e rinascite che segnano l’esperienza umana e l’evoluzione collettiva.

Il racconto mitologico ci riporta all’antichità classica greca in cui il teatro era, anche architettonicamente, in continuo dialogo con il paesaggio.

Nell’Ebook che dà il titolo a questo blog, c’è un passaggio molto importante che parla dell’esperienza di O Thiasos a cominciare dal nome che esprime la dimensione rituale all’origine del teatro e si riferisce a un gruppo di persone in contatto con le forze naturali.

Al mondo classico dobbiamo anche concetto stesso di genius legato a una concezione secondo la quale la natura infonde nell’artista il proprio ingenium […] (Milani, 2001).

Se Schiller si rammaricava «per il fatto che gli uomini abbiano perso la percezione estetica e poetica della realtà, che bene era invece incarnata dagli antichi dei della Grecia, cui Schiller stesso dedica un famoso poema (Gli dei della Grecia)» (Hadot, 2006), possiamo dire che il teatro di O Thiasos e, in partcolare una performance come quella alla quale abbiamo assistito domenica scorsa, tenta proprio di operare un riavvicinamento tra percezione profonda e natura.

Mi piace concludere con una frase di Sista Bramini, contenuta nell’interessantissimo libro TeatroNatura:

Il mito è paesaggio, è della stessa sostanza di cui è fatta la roccia, la nuvola, il battito del cuore di una lepre in fuga, l’apparire nel bosco del cervo, il tornare in sogno dei morti. In nessun popolo mancano i narratori e le storie, perchè il raccontare è un istinto umano, una necessità della nostra struttura biologica e cerebrale, un formidabile indizio che ci rivela l’identità tra natura e cultura che ci hanno insegnato a negare (Gottschall, 2012).

Per approfondire scarica l’ebook “Il Genius Loci svelato. Percorso dall’architettura alla performace site specific” disponibile su questo sito.

Pasolini e un rapporto speciale con la città

Dice Edoardo Camurri nella bella puntata di “I Grandi della Letteratura Italiana”:

Mai Roma era stata così percorsa in ogni tratto e tra poesia e prosa Pasolini ne completa quasi il suo stradario. L’elenco dei posti è una mappa infinita perciò tentativo impossibile di esaurimento della cartografia pasoliniana così come riportata nella sua opera letteraria.

Da vedere: http://bit.ly/1TOLngc

Ancora dedicato a Gianni Celati

Sono incappata anche oggi in un articolo dedicato a Gianni Celati. Questa volta ha attirato la mia attenzione il tema della passeggiata, già trattato altrove in questo blog e nella ricerca “Il Genius Loci Svelato“.

Le passeggiate. Quelle con Gianni non riesco a separarle dai discorsi che le accompagnano come una necessità stessa del cammino, una sorta di vetro che aiuta a vedere meglio il paesaggio che si apre alla vista. Così nel ricordo congiungo passeggiate zurighesi – in alcune fredde mattinate ottobrine, lungo il lago – all’idea che intorno a noi, in quella che chiamiamo aria, c’è anche una particolare atmosfera, una tanatosfera, costituita da tutti quelli che più non sono in vita, le cui voci possiamo sentire, evocare: presenze di quel che è stato, presenze che in qualche modo continuano ad appartenerci nella lontananza, e nell’assenza.

See more at: http://bit.ly/1S6TT7N